6-7-8 –novembre 2025 | h. 20:30

HO RAPITO PAOLO MIELI

FORTEZZA EST

di e con DIEGO FRISINA

regia di MARIO PIZZUTI e DIEGO FRISINA

suoni e musica ALESSANDRO SCORTA e GIANLUCA FRADDOSIO

animazioni MARINA ANGELUCCI

co-prodotto da FORTEZZA EST

 

 

 13-14-15 novembre ore 20.30

CAR(O)VITA

testo Roberto Simonte

regia Pietro Dattola

con Flavia Germana de Lipsis, Valentina Martino Ghiglia, Alessandro Blasioli

una produzione DoveComeQuando

 Testo finalista Drammi di Forza Maggiore 2021

Progetto finalista Festival inDivenire 2024

 

 

20-21-22 novembre 2025 | h. 20:30

I TRE BARBA

LE NOZZE DI FIGARO

di e con LORENZO DE LIBERATO, ALESSIO ESPOSITO, LORENZO GARUFO

co-prodotto da FORTEZZA EST

 

27-28-29–novembre 2025 | h. 20:30

A LITTLE GOSSIP NEVER KILLED NOBODY

FORTEZZA EST

TESTO / Chiara Arrigoni

REGIA / Francesca Caprioli

CON / Chiara Arrigoni, Giulia Gallone, Ottavia Orticello

COSTUMI / Francesca Caprioli, Paola Arcuria

Si ringrazia 2P Produzioni Plastiche per gli oggetti di scena

DISEGNO LUCI / Francesca Caprioli

UN PROGETTO DI / Le ore piccole

Spettacolo vincitore del Premio Scintille 2023

Testo scritto durante la residenza NEON_10 di Fabulamundi Playwrighing Europe

 

4-5-6 Dicembre 2025 | h. 20:30

SAMAR – folie à la sicilienne –

canti, rime e testi scritti o recuperati da

Giovanni Alfieri e Sergio Beercock

produzione Babel

con il sostegno di Spin Time Labs –  LaMaMa Umbria

ideazione artistica La Mandria | libero consorzio di individui artistici

 

 

 

11-12-13 Dicembre 2025 | h. 20:30

CAPELLI, M SI SVEGLIA AL MATTINO DA SOGNI INQUIETI

Scritto, diretto e interpretato da LUISA CASASANTA

con ARIANNA BATTILANA

Musiche MARK MECCOLI

Produzione SANTE DI LANA

Co-produzione TIEFFE TEATRO / TEATRO MENOTTI

Con il supporto produttivo di FIVIZZANO27 – S.D.I. SRLS

Spettacolo Vincitore del Premio Scintille 2024

Premio Speciale della Giuria al Festival InDivenire 2024

Premio Miglior Attrice al Festival InDivenire 2024

Spettacolo Finalista Direction Under30 2024

 


16-17 Gennaio 2026

LA BUONA EDUCAZIONE (Primo Studio)

Regia: Lorenzo Montanini

Di e con Ilaria Arnone, Chiara Consiglio, Carlotta Gamba, Federico Nardoni, Giuseppe Russo

Dramaturg Rosalinda Conti

Scene Francesco Felaco

 

 

22-23-24 Gennaio 2026

LA SINGOLARITA’

Drammaturgia: Riccardo Tabilio

Messa in scena: Dario Aita e Elena Gigliotti

Con: Nadia Fin, Gabriele Ratano, Francesco Savino

Aiuto regia: Gianluca Fischetto

Coreografie: Luca Piomponi

Musiche originali: Tommaso Grieco

Scene: Deposito di Dario Aita ed Elena Gigliotti, la casa della nonna di A., Francesco Savino, Nadia Fin, Gabriele Ratano, Gianluca Fischetto, Officina Pasolini, cassonetto della spazzatura di via Roberto Malatesta, il balcone in via Tiburtina

Con il sostegno della Fondazione Yana Cini, Fortezza Est.

Spettacolo realizzato nell’ambito del LABOR WORK Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio .Con il sostegno di Pignetoff, Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini

Che spazio occupa nelle nostre vite, teste e case l’eredità delle generazioni precedenti alla nostra? Che peso hanno i ricordi, i dolori e le speranze – quasi sempre tradite – dei nostri genitori e nonni? Che mondo ci hanno lasciato? O meglio, che mondo hanno costruito per noi?

Il progetto La singolarità si interroga sul fenomeno del disturbo da accumulo, elevandolo a metafora di un’esplorazione più ampia e profondamente umana.

Con questa indagine il collettivo dà voce ad un’esigenza: comprendere come ci rapportiamo al passato. Un passato che, silenzioso, prima o poi bussa alla porta, reclamando spazio, attenzione e potere di azione. Anche quando il presente sembra saldo e inattaccabile, quella dimensione remota torna a farsi viva, ricordandoci che – forse- nulla è mai davvero archiviato.

 

29-30-31 Gennaio 2026

LUNA 57

Con: Alessandra Masi

Drammaturgia e regia: Noemi Francesca

Dramaturg: Riccardo Festa

Voce: Cecilia Di Giuli

Video: Francesco Di Mauro

Elementi di costume: Rossella Oppedisano

Luna-57 è il nome di una missione. Meglio, della preparazione ad una missione.

O, forse, più precisamente, del tentativo di costruire un modulo di sopravvivenza. Per chi parte, certo, ma soprattutto per chi resta, al buio di una stanza che non viene mai aperta.

Come fosse un contemporaneo Libro dei Morti, una ragazza hikikomori mette a punto una serie di istruzioni destinate al padre in procinto di partire per una missione, appunto, che pare essere pericolosissima: esercizi propedeutici ad un viaggio di sola andata, in cui prende voce la frattura di un’imminente separazione.

Immersioni visive in territori deserti, improbabili coreografie propiziatorie, movimenti inconsueti, esercizi dai nomi arcaici, suoni da altre dimensioni, costituiscono parti di un allenamento per restare in vita su un pianeta sconosciuto e al contempo per sopravvivere senza qualcuno.

Nello spazio metaforico di un altrove in cui ricominciare, si dispiega un dialogo a senso unico che assume le sembianze di un gioco di specchi, in cui una ragazza, nella solitudine della propria stanza, si munisce di un casco da astronauta e sussurra ad una telecamera “Ce la puoi fare papà”: un invito che è quasi una maledizione, un incoraggiamento che precipita in un confronto con l’ambivalenza di un rapporto fatto di ricordi, di speranze, di rancori, di non detti.

 

 

 

 

5-6-7 Marzo 2026

SOLI

di Sarah Sammartino

regia di Riccardo Sinibaldi con la collaborazione di Sarah Sammartino

con Paolo Giovannucci, Giuditta Pascucci, Sarah Samartino, Riccardo Sinibaldi

In un luogo futuribile, un uomo dal carattere freddo e una donna ipersensibile gestiscono un centro dove si può affittare affetto. L’affetto a pagamento, infatti, è il più puro che si possa ricevere perché non condizionato da alcuna implicazione, e viene proposto come pratica spirituale. È usato per assistere le persone, per incoraggiarle a risorgere dopo perdite e traumi relazionali, per aiutarle a ritrovarsi, per insegnargli come amare meglio e in modo più autonomo. Ogni cosa però viene capitalizzata e corrotta, ridotta a mera operazione di marketing per creare profitto, e l’individualismo è venduto come saggezza.

Abbiamo un uomo, Andrea, che crede fermamente in ciò che fa, da un punto di vista teorico, ma poi non è capace di essere intimo con i suoi clienti e una donna, Donna, che ha il cuore spezzato e proprio per questo ha deciso di prendersi cura dell’affettività degli altri. Insieme incontrano una piccola rosa di clienti che cercano consolazione: il Signor Chiari sta divorziando, la Signora Falk ha da poco perso il marito, mentre Antonio è un ragazzo figlio della nostra epoca ipertecnologica, che non riesce a stare a proprio agio con il suo corpo.

Le sedute cambiano il destino dei personaggi e la razionalità del progetto fallisce di fronte alla complessità e alla fame d’amore del cuore umano di ciascuno.

 

 

12-13-14 Marzo 2026

LE OSSA

un progetto di Spartenza Teatro

con Sofia Abbati, Andrea Milano, Sofia Ludovica Tangreda

drammaturgia Spartenza Teatro

regia Andrea Milano

puppet Sofia Abbati

 

Le ossa prende forma da questo racconto orale, custodito e tramandato per tre generazioni e che diventa il punto di partenza per un’indagine più ampia sulla memoria, sulla trasmissione e sull’energia contenuta nei resti. Il progetto nasce da un gesto proibito che genera un cortocircuito tra realtà e immaginario. Il racconto familiare diventa mito, sogno, rito collettivo. La scena si trasforma in uno spazio-soglia, in cui il tempo si inceppa, la fabula si frantuma e le ossa – concrete, resistenti, difficili da spezzare – impongono la materia e la fatica della realtà. Elemento centrale della ricerca è la materia delle ossa, presenza scenica forte e costante, non solo come oggetto fisico ma come memoria, suono, ritmo e simbolo. Intorno a esse si sviluppa una drammaturgia non narrativa, che parte dal racconto orale per dissolversi in un linguaggio sempre più corporeo e visivo, sospeso tra danza, teatro di figura e suono. La danza diventa l’espressione tangibile della sospensione del reale; il teatro di figura, abitato da puppet non come personaggi ma come resti – crisalidi che trattengono il passato – mette in scena una danse macabre tra presenze vive e corpi inanimati.

                                                           

19-20-21 Marzo 2026

NON E’ UNA GARA

Di e con Ilaria Arnone

Dramaturg: Floria Laetitia / Cecchi Aglietti

Assistente alla regia: Federico Nardoni

 

Che cosa significa crescere per una bambina? Come siamo diventate quello che siamo? Ma soprattutto, siamo cresciute “bene”? Oppure qualcosa è andato storto? In assenza di risposte vi racconto di quella volta, che poi è stata più di una, in cui mi sono venduta e svenduta.

Il punto di partenza è una riflessione su “Alice nel paese delle meraviglie”. Il romanzo di Lewis Carroll offre lo spunto per una serie di domande. Che cosa significa crescere per una bambina? Come siamo diventate quello che siamo? Ma soprattutto, siamo cresciute “bene”? Oppure qualcosa è andato storto? Sono queste le domande che hanno reso possibile la creazione di questo progetto e del suo testo in via di sviluppo. Non c’è la presunzione di rispondere, ma piuttosto di indagare un mondo interno, seppur controverso e complesso, della vita di una giovane donna che guarda il mondo con curiosità, paura e desiderio di esistere.

 

 

 

 

9-10-11 Aprile 2026

INTERIM

Di e con Andrea Fabi

Il tema è la ricerca di senso destinata al fallimento e il nulla come unica risposta; lo spettacolo, sia nelle parole che nei movimenti, è la sua traduzione scenica: infatti lo spettacolo non solo parla del nulla ma lo performa, o meglio performa l’irrequietezza connaturata nell’essere umani.

Il nulla, il silenzio, la calma, sembrano concetti familiari, ma secondo me invece la mente umana non è equipaggiata per comprendere la vera natura di queste parole.

Siamo limitati e spaventati, e per calmarci cerchiamo.

 

 

 

 

23-24-25 Aprile 2026

SANTA VERGINE DELLE ROSE

Un progetto del Collettivo Nonnaloca

Drammaturgia di Veronica Chirra e Sara Russolillo

Con Marta Bulgherini, Irene Ciani e Camilla Tagliaferri

Dicono che per far credere a qualcuno una bugia basti ripeterla abbastanza volte. Dicono anche che le bugie hanno le gambe corte. E che se cammini in strada con i tacchi alti e il ginocchio in bella vista è normale che qualcuno ti poggi una mano dove non vuoi.

Pure se tu gli hai detto di no, pure se gli hai detto che non ti piace.

Dicono che se vai a ballare il sabato sera e bevi come un uomo, poi è normale che qualcuno ti metta in macchina e ti porti a casa sua. Pure se tu non riuscivi nemmeno a capire dove fossi. Pure se tu non riuscivi nemmeno a dire di no. Dicono che Ada Cuordoro sia colpevole di sessantaquattro truffe, a danno di sessantaquattro uomini.

Dicono che li incontrasse in un locale di musica latina, che li seducesse, li ubriacasse e gli sfilasse un bonifico dopo l’altro, proprio quando loro non erano più capaci di intendere e di volere. Santa Vergine delle Rose è un dialogo con un giudice che non ha voce, è un monologo. Potrebbe essere una deposizione, o una trappola. Scivola tra la confessione e la messa in scena, tra la verità e l’illusione. Ada è l’imputata, certo, ma anche la narratrice, la regista della sua stessa storia. Decide cosa dire, cosa omettere, quando piangere, quando ridere. E lo spettatore, come il giudice, si ritrova a seguirla, a dubitare, a cercare un appiglio.

Ma alla fine, quando la sentenza arriva, rimane solo una domanda: perché questa assoluzione ci fa rabbia? Perché ci sembra così assurda? Forse perché sappiamo bene che, a parti invertite, non ci sembrerebbe affatto assurda.

Ada se ne va. Libera. Assolta. Ci siamo fatti tutti ingannare?

No, da Ada no. Dalla pièce, forse.

 

 

 

7-8-9 Maggio 2026

C.A.T.T.I.V.O.

Cose Apparentemente Trascurabili Trasformate In Vicende Orribili

Testo e regia di Antonio Careddu, Michele Puleio e Michele Scarcella

Con Antonio Careddu, Michele Puleio e Michele Scarcella

 

Una parola che gli adulti usano per spiegare il male ai bambini. Poi quei bambini crescono.

C.A.T.T.I.V.O., uno spettacolo non-drammatico che si pone queste domande: Come si diventa i cattivi della storia? Cosa vuol dire essere cattivi? Siamo stati educati alla cattiveria?

È cambiata la nostra percezione della cattiveria?

C.A.T.T.I.V.O. trae origine dal materiale raccolto in giornate di lavoro con gruppi di età diverse e di varia estrazione professionale.

Ci siamo accorti che, indipendentemente da cosa significhi per ognuno di noi, la parola cattiveria non è più rappresentata dal lupo di cappuccetto rosso, dalla strega di Hansel e Gretel, da maggiordomo Edgar degli aristogatti.

E neppure dalle streghe bruciate al rogo. E neppure dagli attentatori delle torri gemelle.

Il significato che diamo a questo termine muta costantemente, a seconda di quello che viviamo, a seconda di come ci evolviamo e di come si evolve la nostra società. Persino l’intelligenza artificiale potrebbe diventare cattiva.

Prima era solo un computer.

Ci siamo accorti che a volte cambia. A volte no.

I nostri ex compagni e le nostre ex compagne di scuola sono sempre sul podio della cattiveria.

Utilizziamo questa indagine per analizzare come stiano cambiando i nostri valori, le nostre sensibilità, le protezioni che ci costruiamo intorno.

Com’è cambiato, e come sta cambiando, il mondo intorno a noi. Partendo dalla cattiveria.

 

 

 

14-15-16 Maggio 2026

AMARU

Coreografia e regia: Adriano Popolo Rubbio

Danza: Adriano Popolo Rubbio e Fabiola Donati

 

“Amàru”, parola siciliana che significa “amaro”, cattura la dolce malinconia del passato che ritorna, in bilico tra gioia e struggimento.

In una stanza afosa d’estate, gli adulti ritrovano frammenti della propria infanzia: un bambino che indossa i vestiti della madre, un viaggio fraterno fatto di conflitti, amore e desiderio di essere l’uno e l’altro, giochi che trasformano il quotidiano in fantasia.

Le musiche, una miscela di tradizione mediterranea e composizioni contemporanee, guidano i corpi in una danza che intreccia il reale e il sognato, l’antico e il presente. I ricordi emergono come echi di canti popolari dimenticati, intrecciati con gesti che rievocano memorie tangibili: il mare, la casa, la pelle.

“Amàru” è un viaggio fisico ed emotivo che celebra la fragilità del tempo e la potenza dei legami, trasformando la memoria in movimento e la nostalgia in gesto

 

 

 

 

POETICA Stagione Teatrale 2025/26 Fortezza Est

via Francesco Laparelli, 62 Roma – Tor Pignattara

Orario Spettacoli giov- ven-sab ore 20:30

biglietto unico 14.00€

Abbonamenti 3 spettacoli 30€/ 5 spettacoli 45€/ 10 spettacoli  70€

www.fortezzaest.com

info e prenotazioni mail prenotazionifortezzaest@gmail.com

| whatsapp 329.8027943| 349.4356219