SHIPWRECK 34°31'22.0"N 12°55'49.9"E

Matroos DanceTheatre Company

Ideazione Regia Coreografia Lisa Rosamilia

Con Angela Di Domenico, Chiara Marchesano, Francesca Orlandi, Carlotta Piraino

Musica Video Daniele Casolino

Testi Marco Bilanzone

  

SHIPWRECK 34°31’22.0″N 12°55’49.9″E  è un mondo che naufraga, un naufragio collettivo, di anime e corpi. Corpi nati naufraghi, corpi sradicati, corpi impreparati, corpi spogli. Corpi che attraversano porte dietro altre porte, intrappolati nel margine di dogane sempre più sottili, confini chiusi in se stessi, esilio di infinite grottesche zone di frontiera. Si sbanda in avaria, barriera dietro barriera, e ad ogni naufragio si perde un pezzo, fin quando rimane solo lo smarrimento, un’idea sfocata della propria identità. Il naufragio si porta via tutto, lasciando in piedi soltanto il corpo in fuga, la vita e il suo movimento furioso.

 

Sinonimo di instabilità e rivolgimento della sorte, il naufragio rappresenta una condizione esistenziale di perdita e smarrimento, un limbo che richiede una ricostruzione. Lo spettacolo affronta il tema del naufragio socio/politico, culturale e identitario, come metafora della deriva dei nostri tempi. Tempi liquidi, senza punti fermi: naufragano le istituzioni, naufragano i valori, tutto muta vorticosamente, restiamo indietro senza guida, senza principi, senza una rotta da seguire perché si sono perse le “carte nautiche”, i riferimenti culturali, l’orientamento etico e morale.

 

La narrazione si sviluppa attraverso l’utilizzo e la trasformazione di una struttura scenografica modulabile, costruita con vecchie ante di porte/finestre. La scenografia muta nello spazio facendosi relitto sulle onde del mare, gabbia di respiri, zona di frontiera, parete, approdo, porto aperto, porto chiuso. Tra le pareti di questa frontiera matura un’esigenza di espansione, confinatori e confinati si confondono fra loro e si sfalda la linea che divide terra e mare, è come un naufragare su una terra non più ferma.

 

Il viaggio per mare è da sempre stata sfida dell’uomo all’ignoto, è accettare di mettersi al timone di un progetto che abbandona la sicurezza della terraferma per attraversare ciò che è instabile per eccellenza, eppure questo non ha mai fermato l’uomo dal varcarlo, non per affronto ma per bisogno. Come per l’Ulisse di Omero, la spinta che alimenta questo azzardo è una miscela di disperazione e desiderio, fame e sete, paura e coraggio. Si è ciechi e allo stesso tempo visionari, lo sguardo scavalca la morte, fende il buio, vede pianeti, immagina costellazioni.

 

Spettacolo di TeatroDanza con musiche originali, sonorizzazioni live e videomapping.

 

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